XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

“…..dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce,la luna non darà più la sua luce, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, ” (Mc. 13,24))

 

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria

Siamo, come direbbe qualcuno, ai titoli di  coda, Per la Chiesa si appresta la fine dell’Anno Liturgico, simbolo della fine dei tempi, e il linguaggio escatologico si fa sempre più forte. Ma cosa si vuole intendere con questo termine? Escatologia è una parola greca composta da Eschatos: l’ultimo, la cosa finale, e Logos: parola, riflessione discorso. Dunque sarebbero discorsi sulle ultime cose che accadranno. Ciò non avrebbe nessun senso se non sapessimo che il soggetto umano-divino dell’escatologia è Gesù Cristo e in lui il fine ultimo dell’uomo si è già compiuto ed in Lui è già iniziata la nuova creazione.  Ecco dunque che il messaggio di questa Domenica è consolatorio, perché accanto ad una descrizione sconvolgente degli eventi, vi è l’annuncio che Vedremo il Signore apparire tra le nubi. Lui verrà di nuovo, ci verrà incontro e noi lo vedremo con i nostri occhi. Non ci sarà più la potenza del Dio che Crea, ma la bontà del Dio che Premia.

Tutto ciò che esiste un giorno non ci servirà più, ma è nell’uso che oggi facciamo di quello che ci è dato (Creato, Vita, Amore,….) che noi possiamo avere i segni di una fraternità completa, possiamo immaginare il Paradiso e vivere la dolcezza dell’attesa. Leggendo qua e là ho trovato questo Mario Rigoni Stern che ha un ricordo commovente. I prigionieri di un campo di sterminio ogni mattina al freddo, in fila, andavano a lavorare. Regolarmente, ogni mattina, la finestra di una casupola davanti a cui passavano si apriva, ed una bimba con la manina delicata salutava i prigionieri tristi. Aspettavano con ansia quella manina, quel saluto. Era un segno di speranza, di consolazione. I loro cuore si allargava…  Sì. L’attesa della gioia finale ed eterna ci rende felici, trepidi, pieni di speranza, perché sappiamo che vedremo il Signore con i nostri occhi. Allora Cristo ci invita a vedere la nostra morte negli occhi non come la fine, ma come la speranza di una nuova vita: la vita Eterna.

 

Il Vostro Don Giuseppe SAPONARO

14 novembre 2015, giuseppe-saponaro