Solennità di Cristo Re dell’Universo.

Solennità di Cristo Re dell’Universo.

“……«Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato…: per dare testimonianza alla verità. ,…” (Gv. 18,37)

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Alla fine del secondo secolo, Erma scrive un’opera immaginifica, chiamata Il Pastore d’Erma. In una delle sue similitudini ha un’immagine molto significativa. Vede un grande campo con tanti alberi senza foglie, tutti uguali, tutti secchi. Sono vivi o sono morti? – Non si può saperlo – dice l’interrogato. D’inverno gli alberi sono tutti uguali. Non si vede quali sono morti e quali vegeti. Poi arriva la primavera e l’estate, e quelli vivi danno foglie, fiori e poi frutti. Così sono gli abitanti di questo mondo – dice Erma.   Noi non riusciamo mai ad esprimerci completamente, non riusciamo mai ad essere perfettamente coerenti ed a posto.  chiediamoci: SIAMO VIVI O SIAMO MORTI? Io non lo so di voi e voi non lo sapete di me, ma il Signore lo sa, se viviamo o no di Dio, se parliamo con Dio, se vogliamo portare Gesù Cristo, non come un Dio lontano e astratto, ma come un Dio che vive dentro di noi. Sembra che noi siamo cristianamente morti, perché operiamo poco, e quel poco operare è quasi nascosto; ogni tanto tiriamo fuori qualche foglia, qualche gemma, ma siamo come tutti gli altri. Solo nell’Eternità usciranno fuori tutti i nostri fiori, tutti i nostri frutti, metteremo alla luce ciò che è dentro di noi. Ci sarà direttamente il nostro sapere parlare con Dio.  Pensiamo a Gesù, nel momento della sofferenza… Chi avrebbe potuto credere in lui, così disfatto, lacerato? Ma era allora che era forte. Non a caso le uniche due volte in cui si dichiara re sono quelle in cui si è sentito più debole, più piccolo e più umiliato, ed ha voluto inserire la sua signoria nel mondo proprio attraverso questa sua debolezza. Ha voluto dare sicurezza a chi sicurezze non ne possiede, se non la sua unità col Padre. Il romanziere François Mauriac. nella sua opera, Vita di Gesù,  termina il racconto dicendo che… quel Dio che ogni tanto spariva per mettersi a parlare con il Padre… quell’uomo che parlava con i dodici e poi li lasciava per starsene solo a pregare… quel Risorto che improvvisamente li spaventava passando attraverso la porta chiusa … quello che improvvisamente si presentava nel lago nel momento del pericolo e incitava alla fede … ASPETTA ANCHE NOI. All’angolo di una strada, in un momento di sofferenza, in un incontro speciale… E’ un DIO IN AGGUATO. Aspetta di assalirti, dicendoti: Ti voglio bene. Facciamocelo dire. Per questo è Re e vuole essere anche il dominatore della nostra anima dandoci tutta la sicurezza che lui è con noi e ci ha fatti per l’Eternità.

Il Vostro Don Giuseppe SAPONARO

 

 

 

21 novembre 2015, giuseppe-saponaro